Indebitamento e consumi
10 giu 2022 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria P.
Indebitamento: come sono messe le famiglie italiane? Un resoconto lo offre la Banca d’Italia nella sua Relazione annuale sul 2021. Lo scorso anno, “i debiti delle famiglie verso banche e società finanziarie sono cresciuti del 4,3%”. E a fine anno “erano pari al 64,6% del reddito disponibile”. Un valore che comunque si è confermato molto al di sotto di quello di Francia e Germania, che si collocano rispettivamente al 98,9% e al 92,1%, e della media dell’area euro, al 98,1%.
L’indebitamento per finalità di consumo, in particolare, “è tornato a crescere dopo la quasi stagnazione registrata nel 2020, sia pure a tassi significativamente più bassi rispetto al periodo precedente lo scoppio della pandemia”. Parliamo infatti del 3,1%, a fronte dell’8,5% di fine 2019. Le famiglie, si legge nel Rapporto, “hanno ottenuto prevalentemente finanziamenti con tasso predeterminato per almeno un anno”.
Positivo l’impatto della ripresa dei consumi e del miglioramento del clima di fiducia.
Cosa si aspettano le famiglie italiane?
Dopo l’invasione dell’Ucraina, a fine febbraio, le aspettative delle famiglie sono nettamente peggiorate. Quasi un terzo degli intervistati a marzo nell’ambito della rilevazione Consumer expectations survey (Ces) della Banca centrale europea pronosticava un deterioramento delle condizioni di accesso al credito nei 12 mesi successivi.
E stante la maggiore incertezza, legata alla dinamica dell’inflazione e agli sviluppi del conflitto che si è aperto nel cuore dell’Europa, la quota di famiglie che dichiarava di voler comprare beni durevoli era scesa di 5 punti percentuali, attestandosi al 31%, rispetto alla fine del 2021.
I consumi delle famiglie italiane
Sostenuti dalla ripresa del reddito e dell’occupazione, nel 2021 i consumi delle famiglie residenti sono tornati a salire, “recuperando circa la metà della forte riduzione osservata l’anno precedente e portandosi su livelli inferiori di circa il 6% a quelli precedenti la pandemia”.
Sopra i livelli del 2019 sia la spesa in beni durevoli, aumentata in modo marcato, sia quella in beni non durevoli, che aveva subìto meno le ripercussioni della crisi sanitaria. Ma è cresciuta anche la spesa in beni semidurevoli e in servizi, anche se riassorbendo solo in parte le perdite del 2020.
“Lo scostamento rispetto ai valori precedenti l’emergenza sanitaria”, si legge nel Rapporto, “rimane particolarmente accentuato per le spese legate al settore turistico e ricreativo, maggiormente colpite dalle restrizioni alla mobilità e dalla paura del contagio”.
Tuttavia, pure nel 2021 la spesa delle famiglie ha risentito dell’evoluzione della pandemia: i consumi, specialmente dei servizi, hanno registrato una crescita in primavera e in estate, ossia nelle fasi in cui la campagna di vaccinazione ha contenuto gli effetti del virus, per poi subire una battuta d’arresto nel corso dell’autunno, “in coincidenza con il nuovo rialzo dei contagi”.
Un 2022 sfidante anche per i consumi
Tra gennaio e aprile di quest’anno, fa sapere il Rapporto, la spesa delle famiglie ha mostrato segnali di ripresa grazie al graduale superamento dell’emergenza sanitaria**, salvo poi essere frenata dal rialzo dei prezzi,** che è in corso dalla seconda metà del 2021, e dal calo della fiducia a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina.
L’indicatore dei consumi elaborato da Confcommercio è sceso e la dinamica dei prelievi presso Atm e delle transazioni effettuate tramite Pos – entrambi valutati in termini reali – “è stata complessivamente modesta”. Resta ora da vedere come andrà la seconda parte dell’anno.
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