Tassi più bassi: quando?
16 feb 2024 | 4 min di lettura | Pubblicato da Maria P.
Gli interessi che le banche e le società finanziarie applicano ai finanziamenti, ormai lo sappiamo, dipendono anche dall’entità dei tassi stabiliti dalla Banca centrale europea: i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale, che al momento sono al 4,50%, al 4,75% e al 4,00%.
Dal dicembre del 2023, si discute molto sul quando la Bce avvierà i tanto attesi tagli di questi tassi, che renderanno il credito più conveniente a tutti i livelli. Ebbene, quali sono le condizioni necessarie affinché possa prendere il via un allentamento monetario senza che questo comporti rischi per la stabilità dei prezzi e ripercussioni sull’economia?
Al tema ha dedicato una riflessione Fabio Panetta, il governatore della Banca d’Italia, intervenendo sabato 10 febbraio al 30esimo congresso degli operatori dei mercati finanziari, organizzato a Genova da Assiom Forex. Vediamo in sintesi che cosa ha detto.
Condizione numero uno: disinflazione a buon punto
La prima condizione, ha detto, è che il processo di disinflazione sia in una fase avanzata. I prezzi continuano ad aumentare, questo è vero, ma da un po’ di tempo le variazioni sono molto più contenute rispetto alla doppia cifra che abbiamo visto nel 2022. Pian piano ci avviciniamo al +2%, che è l’obiettivo della Banca centrale europea.
Per dire: nell’area dell’euro, a gennaio, la variazione dei prezzi si è attestata al +2,8% annuo, ben 8 punti percentuali sotto il picco che, come ha ricordato Panetta, fu toccato nel 2022. Anche la cosiddetta “inflazione di fondo”, che esclude le componenti più volatili come i prodotti alimentari e l’energia, è calata.
“Pur con differenze di intensità”, ha detto il governatore della Banca d’Italia, “la flessione riguarda tutti i Paesi e una quota molto ampia delle componenti del paniere dei consumi, inclusi i prodotti tipicamente caratterizzati da variazioni persistenti dei prezzi”.
Condizione numero due: il calo deve continuare
La seconda condizione, ha sottolineato Panetta, è che la flessione dell’inflazione stia andando avanti. Da questo punto di vista, “gli indicatori congiunturali e della dinamica di fondo dei prezzi al consumo segnalano con chiarezza la prosecuzione della disinflazione”.
La variazione sui tre mesi dei prezzi, che rappresenta più accuratamente le tendenze in atto, è “stabilmente inferiore” a quella sui 12 mesi e si colloca su valori contenuti tanto per l’inflazione complessiva quanto per quella di fondo, “con andamenti analoghi nel settore dei servizi e in quello dei beni industriali”.
Nella stessa direzione si muovono le attese di inflazione delle imprese e delle famiglie e quelle degli operatori di mercato. Stando in particolare a queste ultime, la variazione dei prezzi dovrebbe riportarsi attorno al 2% già in primavera.
Altro fattore meritevole d’attenzione è il ritorno alla normalità dei prezzi dell’energia: per esempio, il prezzo del gas oggi è vicino a quello di metà 2021, prima che nel cuore dell’Europa si aprisse il fronte russo-ucraino, facendo lievitare i prezzi di questa materia prima così decisiva per il Vecchio Continente.
Terza condizione (e i grandi temi che si ripercuotono sulle nostre tasche)
In estrema sintesi, e semplificando molto, noi potremmo dire che la terza condizione che deve verificarsi affinché la politica monetaria torni a toni più distensivi abbassando i tassi – e quindi, indirettamente, anche il costo del credito – è non avere fretta nell’abbassare i tassi d’interesse, procedendo a un taglio prematuro che potrebbe compromettere tutto il percorso e il duro lavoro svolto finora.
Certo, come insegna il passato (qualcuno ricorderà quando, tra l’autunno e l’inverno del 2021, le banche centrali furono rimproverate di tentennare troppo di fronte ai primi rialzi inflazionistici), non è sempre facile azzeccare i tempi.
Troppe sono le variabili in gioco, tra evoluzione degli scenari geopolitici in tutto il mondo (ma, in questo momento, in particolare in Medio Oriente), prospettive dell’attività economica e tempi della trasmissione delle decisioni di politica monetaria al settore finanziario e all’economia. Tutti temi che ci possono anche sembrare lontanissimi, ma che poi sulle nostre tasche – e sul costo e la gestibilità dei nostri debiti – si fanno sentire eccome.
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